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I rapporti fra la persona e la città, sono sconvolti da processi fin qui impensati e in continuo movimento, che richiedono con urgenza una ri-formulazione delle regole sociali, civili e culturali che fondano il campo di una moderna convivenza.
E’ necessario, dentro le trasformazioni sociali profonde della città moderna, i mutamenti radicali dei rapporti fra città e cittadino, le due diverse,
opposte direzioni fra la società del controllo e la società solidale condivisa, è necessario produrre delle azioni intese non come semplice attività di mantenimento e/o terapia del presente, ma come strumento essenziale di comprensione del tempo a venire.
Il Teatro in questo senso può essere uno strumento di conoscenze e comprensione lavorando nella direzione della necessità del suo essere.
Da anni la parola teatro viene associata a un aggettivo che lo caratterizzi. In Effetti , come esiste nella musica, per il teatro bisogna specificare il genere. La definizione teatro sociale, che da qualche anno è sempre più presente trovando posto anche nei corsi universitari, non è esaustiva o pregnante. Il teatro è di per sé un’arte sociale, in quanto ha la necessità di essere condivisa, quanto meno nel rapporto imprescindibile attore-attore-spettatore nell’agito del qui e ora.
Nell’attesa di trovare, dunque, una terminologia migliore, con teatro sociale, si fa riferimento a quel filone specifico di forme di teatro agito, spesso in luoghi non istituzionalmente teatrali, che si pone come strumento pedagogico per programmi che riguardano diverse fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale.
Carcere, handicap, periferia, etnia, follia, povertà; ormai da molti anni questi campi di azione sono attraversati da esperienze teatrali le quali ricercano la Necessità del teatro, un teatro cioè che non si preoccupi dello spettacolo tout-court ma riesca a creare un sistema di relazioni forti nel quale e con il quale ritrovare le nostre identità umane nel rapporto con l’esterno, con l’altro.
La pratica teatrale attraverso può allora essere una officina del sentimento che nell’accettazione dell’altro attraverso l’accettazione di sé, rende visibile la ricchezza dell’altro e su questa strada essere strumento di comprensione del presente e del tempo a venire.
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